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Da grande voglio diventare … un Web Influencer!

Intervista a Simone Bennati (Bennaker) su vizi e virtù dei professionisti del Web
di Anna Fata

 

Da che mondo è mondo ciascun essere umano cerca dei modi per esprimere se stesso, per manifestarsi, condividere il suo pensiero, le emozioni, le competenze, quello che in ultima analisi contribuisce a creare la sua stessa natura.

Il Web, i Blog, i Social Network, la possibilità di creare contenuti multimediali in modo rapido, a basso costo, con poche necessità di formazione tecnica di base per farlo, e ancora più la possibilità di condividerli superando i limiti dello spazio e del tempo, hanno reso ciascuno di noi sempre più protagonista.

Ognuno di noi può diventare, a suo modo “famoso”, qualcuno è disposto a fare di tutto “purché se ne parli”, qualcun altro persegue obiettivi e strategie ben precise nel suo modo di porsi e agire, nel rispetto della netiquette, del prossimo, e soprattutto in uno spirito di dedizione, disponibilità, utilità che rappresenta di fatto l’anima del Web stesso. Tutto questo poi ha anche ripercussioni professionali.

Ha un senso avere come obiettivo quello di diventare “famosi” nel Web? Che cosa significa diventare “famosi”? Come si misura la fama? A cosa può servire essere famoso per un professionista o avere in azienda una persona famosa?

Ne parliamo con Simone Bennati,in arte “Bennaker”, Graphic & Web Designer, Blogger e Content Curator.

simone bennati bennaker

D: Iniziamo questa intervista facendo un po’ di chiarezza sui termini: chi è, secondo te, un Web Influencer e in cosa si differenzia rispetto ad un Guru?

R: Per quanto non abbia notizia dell’esistenza di una definizione universalmente condivisa del termine “Web Influencer” (o Online Influencer), credo che potremmo classificare come influencer (tanto online, quanto offline) quell’individuo che, attraverso la propria attività di comunicazione, è riuscito a conquistare l’attenzione, la stima e la fiducia di un numero sempre crescente di persone. Una stima e una fiducia così solide da riuscire a condizionare, in parte o totalmente, le scelte di chi lo segue, specie in relazione ad uno specifico ambito (es. il mondo della moda).

La differenza tra influencer e Guru, sempre dal mio punto di vista, è che il Guru, diversamente dal semplice influencer, è un individuo che ha partecipato attivamente alla creazione di un’entità e dunque, essendone fautore, nessuno la può conoscere meglio di lui. Pensiamo, ad esempio, a Steve Jobs con Apple. Oppure a Bill Gates con Microsoft.

 

D: Ultimamente il fascino del Web Influencer si sta innalzando a tal punto da fare concorrenza alle professioni più blasonate, dal calciatore, alla velina, allo chef. Oggi (più o meno) giovani vogliono diventare delle star del Web, alcuni rincorrendo la fama in sé e per sé, altri con l’obiettivo ultimo di poter monetizzare tale fama. Come si diventa, a tuo avviso, Web Influencer?

R. Sinceramente: non so dirti come si diventa influenti, anche perché lo si può essere in 1.000 modi diversi, nonché per 1.000 ragioni diverse. Ragioni che, a volte, non sono direttamente collegate a ciò che facciamo, né agli obiettivi che desideriamo raggiungere.

In pratica, credo che il diventare influenti vada considerato più come “un effetto collaterale” dovuto allo svolgimento di una determinata attività, piuttosto che l’obiettivo dell’attività stessa. Io stesso, quando ho iniziato a scrivere su bennaker.com, non mi sono posto come obiettivo quello di arrivare ad influire sulle scelte di qualcuno, cosa che reputo del tutto priva di senso, ma quello di informare, aiutare, arricchire coloro che si sarebbero interessati alle esperienze e alle riflessioni che avrei via via condiviso.

 

D: Nello specifico, tu che sei indubitabilmente riconosciuto come Web Influencer, quale è stato il percorso che ti ha portato alla fama nel Web?

R. Parlare di fama forse è eccessivo, dato che non sono un artista internazionale, ma solo uno che scrive e condivide le proprie esperienze, osservazioni e riflessioni.

Nel mio piccolo, l’apertura del blog ha comunque segnato un cambiamento, ovvero l’inizio di quella che si è poi sviluppata in un’attività di comunicazione sempre più variegata e complessa.

Il fatto è che, una volta che sei in ballo, non puoi più rimetterti seduto, a meno che la vita non ti faccia lo sgambetto o, peggio ancora, muoia in te la voglia di ballare. E’ stato quindi naturale passare dalla semplice stesura di post per bennaker.com alla partecipazione, ad esempio, ad eventi (formali ed informali) in cui mi sono trovato a discutere di temi come il Blogging e il Social Media.

Sono state la curiosità e la voglia di sperimentare a spingermi verso situazioni sempre nuove. Situazioni, queste, che sovente mi hanno permesso di conoscere e di farmi conoscere.

 

D: Se vogliamo trattare il tema in modo più tecnico: quali strumenti veramente affidabili possono aiutarci ad individuare i veri Web Influencer e/o capire se noi stessi lo siamo diventati?

R: Recentemente ho sentito parlare di strumenti utili a valutare “il tasso di influenza” di qualcuno e quindi il suo valore come influencer, ma francamente credo che il delegare ad un tool un’analisi di questo tipo sia un’assurdità. Ci sono valori enormemente più importanti del numero di follower o della quantità di post pubblicati. Valori come l’onestà, ad esempio, la quale, assieme all’amore per la verità e la capacità di dire no, fanno di una persona influente una persona affidabile, ovvero sulla quale poter investire.

 

D: Quali vantaggi può arrecare ad una azienda avere nel suo organico dei Web Influencer?

R: Questo bisognerebbe chiederlo a quegli imprenditori che, in un certo qual modo, hanno avvertito l’esigenza di compiere questo passo.

Dal canto mio, l’unica cosa mi sento di dire è che avere nel proprio organico una persona che ha un certo seguito sul web è sicuramente una carta in più, ma per far sì che la sua presenza abbia un senso e garantisca un ritorno, tanto all’azienda, quanto alla persona stessa, bisogna lasciarla libera di esprimersi.

Uno come me, ad esempio, se eccessivamente imbrigliato, va in tilt. Avere una ridotta libertà di azione non mi consente di lavorare serenamente e questo ricade prima di tutto sui risultati.

 

D: In che modo tali vantaggi possono essere misurabili e quantificabili in modo preciso in termini economici?

R: Esattamente come per la domanda precedente, anche questo andrebbe chiesto ai responsabili delle aziende che hanno deciso di inserire nel proprio organico individui dotati di una forte immagine sul web.

Tutto quello che posso dire è che, da quando mi occupo della comunicazione sui social di alcune realtà, l’interesse intorno ad esse è cresciuto e, se prima del mio arrivo le conoscevano in 10, quei 10 sono passati ad essere 20, poi 30 e così via. E questo, in un panorama in cui essere visibili è sempre più difficile, specie in ambito web, è molto, molto importante.

Il trucco sta nel portare il messaggio dell’azienda che rappresenti come porteresti il tuo, ma per raggiungere questo livello è necessario che in primis si crei un solido feeling tra te e l’azienda che ti ha scelto.

 

D: Come dal canto suo un Web Influencer può “vendere” la sua esperienza e la sua professionalità?

R: Il miglior modo per risultare appetibili è non smettere mai di comunicare, di condividere, di esporsi. Anche quando questo significa ritrovarsi a notte fonda con gli occhi rossi e gonfi per aver trascorso le ultime 6 ore davanti al monitor, scrivendo con la maggior cura possibile di questo o quell’argomento.

Per poter ottenere, dunque, bisogna innanzitutto dare, dare, dare. E dare significa cercare di mettere quanto più valore possibile in quello che si fa, senza cercare rifugio in scorciatoie poco affidabili.

Se in ogni cosa che fai riesci a trasmettere il fatto che tenevi incredibilmente a farla bene, cosa che molto probabilmente riuscirai a fare, allora sei a cavallo. Perché oggi il vero problema non è trovare qualcuno che faccia le cose, ma trovare qualcuno che abbia voglia di farle come si deve. E se quella persona dimostri di essere tu, alla tua porta non smetteranno mai di bussare.

 

D: Se un giovane si rivolgesse a te e ti dicesse: “Voglio diventare famoso come Te!”, tu cosa gli consiglieresti?

R: Di rilassarsi e di togliersi dalla testa l’idea che il web serva ad acquisire notorietà.

Il web è fatto per informare, comunicare, condividere e, se proprio vogliamo metterla sul piano della fama, allora la prima cosa da fare è dimostrare di avere la capacità di generare e portare valore, contribuendo così al successo di chi ha scelto di affidarsi a te, anche solo per un consiglio.

Per dirla in una frase: è partecipando al successo degli altri che si diventa artefici del proprio.

 

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