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andrea fontana
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Storytelling d’impresa: Come fare?

Intervista a Andrea Fontana sul suo nuovo libro sullo Storytelling
di Anna Fata

 

Nuova fatica editoriale del professor Andrea Fontana, uno dei massimi esperti di Storytelling attualmente in Italia. Già autore di numerose pubblicazioni precedenti in materia, docente di Storytelling e Narrazione d’Impresa presso l’Università di Pavia e all’Executive Master in Relazioni Pubbliche d’Impresa presso l’Università IULM, nonché Presidente dell’Osservatorio Storytelling di Pavia.

 

storytelling d'impresa

 

Il libro fin dalle prime pagine scorre fluidamente, in un’unica parola: appassionante. Appassionante perché, pur nell’approccio teorico-pratico, manualistico, si sente un’energia di fondo che accompagna passo passo il lettore, lo conduce per mano, fa percepire costantemente la sua presenza e lo invoglia a proseguire lungo ogni pagina, anche la più impegnativa.

Si avverte l’evoluzione umana oltre che professionale dell’autore che con piglio sicuro e deciso si erge come baluardo di riferimento sicuro in questo mare magnum dello Storytelling che oggi più che mai appare sulla bocca di tutti i professionisti de Web e non.

Proviamo a fare chiarezza su questo termine e altri aspetti chiamando in causa direttamente l’Autore del libro “Storytelling d’Impresa – La guida definitiva”, edita da Hoepli che abbiamo il piacere di intervistare.

 

D: Partiamo dal titolo del tuo libro: “Storytelling d’Impresa”: cosa dovrebbe aspettarsi un lettore da un testo intitolato così?

R: Il racconto è oggi l’infrastruttura che sta alla base di ogni iniziativa intrattenimento, esperienza di consumo e attività di commercio. Un lettore dovrebbe aspettarsi di immergersi nel fantastico mare-mondo della narrazione d’impresa. E di impararne competenze, metodi, segreti e responsabilità.

 

D: In cosa si differenzia questo libro, cosa aggiunge di nuovo e diverso rispetti ai tuoi precedenti?

R: Si differenzia in tutto. Ho cercato di scrivere un saggio-romanzandolo. Mentre gli altri testi erano tendenzialmente accademici, questo è decisamente professionale. Ho cercato anche di mettermi a nudo e di raccontare in prima persona la mia esperienze professionale e quella del mio gruppo di lavoro, evidenziando i problemi affrontati e le soluzioni trovate nel fare questo tipo di lavoro.

 

D: Che consigli daresti ad un libero professionista che cerca di promuovere la sua professione per veicolare correttamente i suoi messaggi?

R: Comprendere la società in cui vive. Sentirne i bisogni, i desideri e le paure. Allinearsi con quei bisogni, quelle paure, quei desideri e fare in modo che i suoi servizi possano essere antidoti alle paure, risposta ai bisogni, compimento dei desideri dei suoi interlocutori.
Essere altrettanto consapevole dei propri bisogni: non tradire la propria visione.
Saper gestire molto bene le risorse: economiche, sociali e umane per cui avere grande managerialità e organizzazione
Vivere la tenacia di portare avanti il suo progetto, ma con la flessibilità tattica di cambiarlo sempre se ci si accorge che qualcosa non va.

 

D: In che modo un corpo, un gesto, un comportamento, la mera presenza fisica di una persona (o la sua assenza) possono narrare una storia? E come possono diventare un racconto?

R: Non possono. A meno che, il professionista in questione, non abbia fatto un lungo percorso di sviluppo delle competenze narrative (storytelling skills). Un comportamento, un corpo, un gesto… non necessariamente raccontano una storia e se lo fanno non necessariamente la storia che raccontano è interessante.
Gli storyteller professionisti fanno questo salto: dalla loro storia passano a quella degli altri. Cioè raccontano se stessi a partire dal pubblico che hanno di fronte. E questo è difficilissimo. Per farlo occorre un lungo apprendistato.

 

D: Che suggerimenti puoi offrire nello strutturare e trasmettere un racconto da parte di un professionista che voglia veramente offrire qualcosa di gratuito, edificante, utile al suo pubblico, prima ancora che vendere?

R: Una cosa importantissima: TEMPO.
Tempo per ascoltare il pubblico. Tempo per costruire la storia efficace rispetto al pubblico che la vivrà. Tempo per far girare la storia e adattarla rispetto ai riscontri del proprio pubblico.
Il tempo è oggi una grande ricchezza che bisogna saper produrre se si desidera fare Storytelling.

 

D: Come fare affinché una storia qualunque possa diventare un racconto interessante, coinvolgente, denso di significato?

R: Tre passaggi semplici:

  1. Nella tua storia, ci deve essere quella degli altri (perché la tua storia è interessante solo se rispecchia quella dei tuoi pubblici). Ma questo significa che devi studiarli, ascoltarli, seguirli. Capirli.
  2. La storia importante è costruita su problemi e difficoltà. Le persone, le marche e i prodotti assolutamente vincenti non ingaggiano né interessano più.
  3. La storia che si costruisce deve essere progettata a monte per essere fruita su più piattaforme comunicazionali (on e off line). O perlomeno adattabile a diverse piattaforme.

 

D: Detto tutto ciò, se ancora una persona non è convinta sul perché acquistare e possibilmente leggere, o meglio ancora studiare il tuo libro “Storytelling d’Impresa – La Guida definitiva”, cosa potresti aggiungere per indurla in tale scelta?

R: Non voglio indurre nulla. Semplicemente chiedo a tutti questo:

  • quanto vale la vostra storia di vita?
  • quanto vale la vostra narrazione di vita?
  • quanto vale il vostro racconto di vita?

Chi sa rispondere subito non ha bisogno di leggere il mio libro. Chi invece rimane spiazzato da queste domande può trovare utile la lettura se lo desidera.

 

D: Per concludere: nel tempo attraverso i tuoi contributi editoriali abbiamo notato una evoluzione. Quale è stato l’iter dell’uso dello storytelling per la tua attività/promozione professionale?

R: Più fai Storytelling più scopri che sei i racconti che racconti. Ciò che ci circonda definisce la nostra identità molto più di quanto pensiamo o crediamo. Il mio iter è stato questo: capirmi di più, scoprire cosa mi piace e non mi piace, individuare meglio il mio racconto identitario e i racconti identitari da cui sono attratto. Per poter scegliere e fruirne con gioia e libertà.

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