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luigi de seneen
# Come Fare Marketing online# Come Fare Personalbranding# Come Fare Psycho Identity# Come Fare story telling

Come il Personal Branding si coltiva tramite eventi e networking

Intervista a Luigi De Seneen
di Anna Fata

 

“Fare networking”: espressione che oggi va molto di moda, ma cosa significa veramente? A cosa serve? Come farlo? E soprattutto, siamo sicuri di saperlo fare nel modo corretto? In che modo la partecipazione ad eventi on e offline può aiutarci a espandere il nostro network professionale?

Oggi più che mai la prima impressione conta: abbiamo pochi istanti per creare un impatto percettivo positivo, memorabile, vincente. La psicologia ci insegna che anche successivi incontri difficilmente riescono a modificare la prima impressione, ancora più se questa non è particolarmente positiva. Anzi, in quest’ultimo caso magari difficilmente possiamo avere l’opportunità di una seconda occasione.

Ecco perché è fondamentale creare una nostra immagine personale, il cosiddetto Personal Branding, che si veicola attraverso diversi strumenti, parole, immagini, video, nel Web e nei Social, presenza di persona, look, movenze, comunicazione verbale e non verbale, che sia efficace, costruttiva, coerente con quel che siamo e che facciamo.

Le menzogne, i personaggi costruiti difficilmente riescono a reggere nel lungo termine. Tutti noi abbiamo una sorta di sesto senso per smascherare le frodi intenzionali e non.

Per approfondire queste tematiche abbiamo intervistato un grande esperto: Luigi De Seneen, Business Developer, Formatore e Organizzatore di eventi.

 

D: Come si diventa Event Manager?

R: Alla base del mio percorso c’è la passione per la formazione. Quel tipo di formazione che punta allo sviluppo delle soft skill: ossia tutte quelle capacità personali che in genere vengono si evolvono sulla base della esperienza e che se invece studiate e potenziate in modo strutturato fanno la vera differenza. Le capacità di comunicazione, di coinvolgimento. Le doti negoziali e relazionali. La messa a punto di atteggiamenti mentali produttivi. La gestione dello stress. La leadership.

Mi sono accorto, nel tempo, che le soft skill hanno bisogno di un apporto formativo costante e che il miglior mix è quello che miscela precorsi orizzontali e momenti di forte verticalità informativa.
Quello che definiamo evento è in genere un appuntamento di formazione ad alto impatto.
Ogni volta che si vive un apice di questo tipo, la capacità di apprendimento migliora e la resa nel percorso orizzontale di formazione migliora.
Quindi l’evento è uno strumento essenziale per non stagnare nella propria crescita personale e professionale.

 

D: Secondo te, qual è il modo corretto di utilizzare il Web e i Social per organizzare, gestire, promuovere un evento?

R: Il mio settore è quello che più velocemente ha sposato e tratto benefici dalla rete.
In primo luogo il web ci permettere di fare “cultura”.

In Italia non siano ancora abituati al concetto formativo che punta sullo sviluppo anche di competenza non tecniche.
Spesso le nostre azienda sono frenate da dinamiche umane. Ossia sono presenti grandi competenze, importanti know how mancano però una serie di competenze per far si che il tutto funzioni e bene e sia produttivo di fatturato.
Il web ci permette di diffondere informazioni e contenuti che fanno emergere questo fabbisogno latente.
Essendo la domanda stimolata così, è naturale che la rete sia diventato lo spazio di mercato dove ricercare i prodotti formativi più adatti.

 

D: Gli eventi che tu organizzi hanno un livello percepito di qualità e prestigio molto elevato. Come sei riuscito a raggiungere queste vette professionali?

R: In primo luogo potendo dire dei no. Sono un consulente di marketing, lavoro in molti ambiti e scelgo di sposare i progetti formativi che ritengo validi, utili ed etici.
Sono stato fortunato ad incontrare un imprenditore come Gianluca Spadoni che vive la qualità come un mantra. Su questo ci siamo subito trovati in accordo ed è bello notare come grandi relatori facilmente scelgono di essere nostri speaker poiché intuiscono velocemente la mission che sostiene i nostri progetti.

 

D: Ci racconti come struttureresti un evento promozionale rispettivamente per una azienda oppure per un libero professionista?

R: Questa domanda meriterebbe una ampia disquisizione. Ogni situazione è a sé.
Molto difficile standardizzare. Chi lo fa commette il più grave degli errori.

Se dovessi fare una estrema sintesi direi che il presupposto primo è quello della creazione di un vero valore da trasferire a chi sceglierà di essere presenti ad un nostro evento.
Che sia breve o che sia lungo, che sia a pagamento o che sia gratuito quello che avviene è che qualcuno sceglie di dedicarci del tempo. Un valore prezioso.
Se il ritorno sull’investimento tempo è adeguato abbiamo raggiunto l’obiettivo.
Onestà intellettuale.

 

D: Che consigli generali offriresti per rendere un evento distinguibile, memorabile, coinvolgente, altamente partecipato e capace di lasciare qualcosa di veramente sentito e utile per i partecipanti?

R: Il contenuto è il re assoluto. L’energia generale che esprime la situazione è fondamentale. Location, accoglienza, confort, clima, luci, tutti i particolari sono importanti. Se non hai il controllo di tutto rimanda, migliora.
Fare sempre delle prove di tutto. Dallo speech alle dinamiche dell’evento.
Predisporre degli strumenti per misurare il grado di soddisfazione.

Tutti aspirano alle grandi platee, ma la qualità parte da piccole esperienze che consentono di esprimere un alto livello qualitativo. Curare ogni singolo partecipante con grande attenzione.
Abituarsi subito a standard altissimi.
Mi piace che sia la sensazione di un preciso obiettivo formativo. L’ideale per me è che chi partecipa riceva degli strumenti per prepararsi all’incontro per sfruttare al massimo il trasferimento di nozioni. Mi piace che ci sia la possibilità un folllow up successivo.
Un’esperienza strutturata.

 

D: Come credi che saranno gli eventi del futuro?

R: Gli eventi del futuro avranno due tipi di sviluppo.

Il primo tecnologico arricchendosi di multimedialità e possibilità di interazione. Immagino situazioni in cui io riceva le slide su tablet e possa prendere appunti sugli argomenti. O esperienze di realtà aumentata per il maggior coinvolgimento emotivo. O ancora la possibilità di essere subito connesso con gli altri partecipanti.
Il secondo è di contenuto. Voglio sapere con precisione cosa vado a prendere durante l’evento. Voglio la possibilità di ottimizzare al massimo l’esperienza formativa. Voglio avere degli strumenti che mi aiutino a declinare nella mia realtà i concetti appresi

 

D: In che modo un evento può contribuire a migliorare il Personal Branding di tutti coloro che partecipano, cioè relatori e pubblico? In quali casi, invece, potrebbe rischiare di danneggiarlo?

R: Proprio in questi giorni sto osservando come sempre più persone si propongano come formatori e o relatori. E’ un fenomeno letteralmente esploso.
Colpa probabilmente di un certo tipo di formazione che punta al nostro lato più egocentrico e vanesio.
E’ vero che ognuno di noi è portatore di esperienze e riflessioni nel proprio campo lavorativo, ma questo non è sufficiente a diventare un relatore.

Bisogna costruire una credibilità e non è una cosa che si possa auto affermare.
Il concetto stesso di personal branding rischia di essere considerato molto superficialmente.
Si prescinde dalla fase di costruzione di contenuto saltando direttamente alla parte comunicativa. Così si crea una bolla. Una apparenza effimera.

Il formatore perfetto è colui che non aspira a questo ruolo, che è considerato un punto di riferimento nel proprio settore e che diventi un divulgatore per acclamazione popolare.
Ossia prima il riconoscimento del comprovato valore. Poi la codificazione della esperienza ed in ultimo la divulgazione.

I migliore eventi formativi sono anche una sorta di selezione elettiva. Chi sceglie di partecipare prende una serie di decisioni che sono fuori dalla propria zona di confort. Sacrifica tempo e danaro per formarsi.
Ecco questo fa si che le platee siano composte da imprenditori, manager e professionisti orientati alla crescita e allo sviluppo. Quindi quale miglior ambiente per fare network !?
La rete di relazioni è alla base del personal branding.

 

D: Quali eventi imminenti hai in programma e vorresti consigliarci?

R: Siamo sempre più concentrati sui nostri due format principali: Il Networking Day San Patrignano, una giornata di ispirazione e formazione con i personaggi più significativi del nostro tempo in un contesto unico come la comunità di San Patrignano. 1.600 persone da tutta Italia.

Poi verticalizziamo i nostri percorsi con eventi tecnici e tematici sulle soft skill.
In particolar modo il 25 febbraio a San Marino realizzeremo il primo workshop sul Digital Personal Branding e PR digitali. Due asset strategici per chiunque voglia fare business in questa epoca.
Abbiamo selezionato il migliori esperti italiani e i casi di studio più significativi

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