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Come creare lo stile di scrittura migliore per ogni contenuto e luogo

Come scegliere il migliore tone of voice per ogni post, target, luogo

di Anna Fata

 

Sono stati versati negli anni milioni di litri d’inchiostro e di parole nel web per tentare di descrivere il migliore stile di scrittura, altrimenti detto tone of voice per un post.

Il tone of voice è come un abito: il migliore è quello cucito su misura, immune dalle mode e da quel che fanno gli altri, adatto al contesto, alla stagione, al proprio gusto, pur con uno sguardo immancabile all’accettabilità da parte di chi sta attorno.

Se ci viene rifiutato l’ingresso ad una cena di gala se ci presentiamo in pantaloncini e infradito, del resto, non possiamo poi lamentarci che non siamo riusciti nell’intento. Tutto dipende dai nostri obiettivi, dalla nostra disponibilità e richiede imprescindibilmente che si sia disposti ad accettare le conseguenze delle proprie azioni. Responsabilità, quindi, di avvalerci della nostra libertà, pur nel rispetto del prossimo. Fuor di metafora, non tutti, ad esempio, gradiscono leggere contenuti dal linguaggio scurrile, anche se i messaggi possono essere utili e arricchenti.

Leggendo, studiando, osservando i post che sembrano essere più efficaci nei contenuti, al limite del virale, sperimentando di continuo, ho avuto modo di arrivare a formulare alcune considerazioni che, lungi dal pretendere di essere assoluti né tanto meno esaustivi, magari possono fungere da stimolo di riflessione e di azione:

  • Innanzitutto: modestia e umiltà. Evitare toni sensazionalistici nei propri titoli, contenuti, condivisioni illudendosi di avere scritto capolavori e che questi saranno utili, apprezzati, condivisi necessariamente dal proprio target
  • Non esiste un tone of voice migliore in assoluto, nello spazio, nel tempo, rispetto ai contenuti, al target, o a chi scrive
  • Il tone of voice va sempre contestualizzato per il luogo in cui ci si esprime, il target, il contenuto e non da ultimo da parte di chi scrive
  • Fare leva su contenuti utili, concreti, immediatamente applicabili nel quotidiano, della vita e/o del lavoro impone l’uso di termini semplici, comprensibili, seppure con la dovuta cura e scientificità
  • E’ fondamentale scegliere a chi rivolgersi, se a un pubblico ampio, generalista, oppure specifico, di nicchia, il tono deve cambiare di conseguenza, nel secondo caso qualche tecnicismo può essere auspicabile
  • Anche se ci si rivolge ad un pubblico ampio, mai avere la pretesa di piacere a tutti, ci sarà sempre chi non comprende il messaggio, il tono, la modalità
  • Evitare di assuefarsi a regole generali, ma sperimentare personalmente
  • Essere sempre fedeli a se stessi, alla propria personalità, esattamente come si farebbe nel caso di un dialogo vis a vis
  • Cercare di mostrare vicinanza, ascolto, empatia, comprensione, emozionalità per stimolare apertura, scambio, dialogo, confidenza, ma senza mai esagerare: ricordarsi di rispettare la persona che si ha di fronte e il contesto
  • Stimolare l’identificazione, facendo uso delle tecniche di Storytelling
  • Coinvolgere, emozionare, indurre all’azione, ma senza esagerare. A nessuno piace essere spinto a tutti i costi a compiere qualcosa. ciascuno ha i suoi modi e tempi
  • Sull’uso del “tu”: a fronte di un uso quasi ubiquitario oggi, nello scritto e nel parlato, personalmente ho preferito, almeno per il momento, adottare una terza via: come per una conferenza, uno speech pubblico, preferisco adottare il “noi e voi”. L’eccesso di amicalità, l’uso del nome di battesimo mi suscita fastidio nel riceverlo, pertanto preferisco a mia volta non usarlo
  • Noto un dilagare sempre più ampio di linguaggio volgare e scurrile, anche nei contenuti e luoghi a sfondo professionale, senza emettere giudizi, né sentenze, credo un paio di domande ciascuno di noi dovrebbe porsi: Ne vale la pena? A che pro?
  • Altrettanto diffuso sta diventando criticare, giudicare anche in malo modo non solo i contenuti, la professionalità, ma anche le persone stesse che li propongono, non solo nei contesti ludici, ma anche in quelli professionali. Una sola domanda: Siamo proprio sicuri di detenere noi la perfezione assoluta (nel nostro campo, o anche non solo)? Si può non condividere il medesimo pensiero, atteggiamento, azione altrui, ma non per questo dovremmo mancare di rispetto
  • Evitare di taggare, se non strettamente necessario, decine di persone solo per ricavare maggiore visibilità e/o interazione per il proprio post.  E’ un’abitudine che può mettere in difficoltà le persone, e a volte fa perdere anche preziosi contatti che se coltivati in altri modi più rispettosi potrebbero rivelarsi utili per i nostri intenti.

 

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