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Uno Storytelling infinito

Quando gli schemi narrativi trascendono lo spazio e il tempo: raccontare storie avvincenti
di Anna Fata

 

Le storie attraggono, affascinano, coinvolgono, emozionano, incuriosiscono. Accade ai bambini, agli adulti, agli anziani. Le buone storie in quanto tali hanno qualcosa in sé che sembra essere fuori dal tempo e che riesce a portare anche i lettori/ascoltatori in questa dimensione. Una dimensione verosimile, che parte da elementi concreti, reali, quotidiani, e che li trascende. Chi ascolta/legge partecipa a questa co-crazione di significato lasciandosi trasportare in un mondo che sa essere vero e reale solo nella sua mente. Nonostante ciò si concede di crederci, almeno per un po’.

Come ampiamente illustrato nel precedente articolo “Ma il tuo brand che archetipo è?”, ogni storia nasce e si articola intorno ad un archetipo che in quanto tale è universale. Ogni brand nella sua essenza riesce ad identificarsi meglio in un archetipo piuttosto che in un altro, a seconda delle sue caratteristiche di personalità, la sua missione, i suoi obiettivi.

Per costruire una buona storia, quindi, il primo passo da compiere consiste nell’individuare quale è l’archetipo che incarna il nostro brand. Il secondo passo implica conoscere e scegliere con cura il plot narrativo che meglio si adatta tra le narrazioni universali. Nello specifico si possono individuare sette plot narrativi classici:

1. Viaggio e ritorno: è uno dei più utilizzati, comporta un punto di partenza, una caduta, una sorpresa positiva, una forma di frustrazione, un incontro con i cattivi, una sconfitta del male e successiva fuga da esso per concludersi col ritorno a casa. Si tratta di un plot rassicurante, familiare, semplice, associato alla gioia e al calore del ritorno a casa. → Psichicamente nel profondo rappresenta la lotta eterna che ciascuno di noi intrattiene tra la propria parte di luce e quella di ombra;
2. La ricerca dell’oggetto del desiderio: consiste nella missione dell’eroe alla ricerca di un oggetto di valore, che comporta diverse peripezie, scontri, la presenza di aiutanti, frustrazioni, cadute, per giungere alla vittoria finale che consente la fuga dal male e dalla morte. → Rappresenta nel profondo la tensione presente in ciascuno verso il recupero di una condizione primigenia migliore, una sorta di Eden da cui siamo partiti;
3. La sconfitta del mostro: riguarda il complesso iter da parte dell’eroe di sconfitta del male personificato con armi magiche, timori, minacce, cadute per scaturire nell’immancabile lieto fine. → Come in Viaggio e ritorno anche qui si assiste alla lotta tra le istanze positive e negative che albergano in ognuno di noi;
4. Dalle stalle alle stelle: è il classico plot narrativo tipo di vicende come Cenerentola o Pretty Woman, in cui un eroe o eroina partono da una situazione di deprivazione, sofferenza, svantaggio per approdare ad un finale lieto, sereno, ricco, felice, transitando attraverso fatiche, attacchi, disavventure varie, mitigate dall’aiuto di personaggi e/o strumenti magici. → Raffigura la spinta adolescenziale verso il sovvertimento delle situazioni ingiuste, l’affermazione di sé, il cambiamento del mondo, o almeno della propria vita;
5. La commedia: si tratta di situazioni iniziali felici che vengono turbate da una o più evenienze, che attraverso equivoci, parodie, peripezie varie vedono il ritorno ad una condizione iniziale anche migliore rispetto a quella di partenza. → Ha alla base il bisogno umano di sapere che anche le ansie, le preoccupazioni, i timori peggiori possono sciogliersi tramite ironia, fiducia, buon umore in un lieto fine;
6. La rinascita: racconta il passaggio di un eroe o eroina da una condizione iniziale di stasi, debolezza, svantaggio ad una di vita, calore, emozioni positive, rinascita. Il tutto si esplica attraverso la transizione di fasi di prove, aiutanti, detrattori, per approdare ad un finale immancabilmente positivo. → Rappresenta la condizione originaria senza peccato in cui il rapporto incondizionato con la madre può offrire un approdo sicuro e confortante, lontano dalle difficoltà quotidiane;
7. La tragedia: è uno dei meno usati in ambito pubblicitario, tranne in quelle a sfondo sociale per accentuare la negatività delle conseguenze di abitudini e/o comportamenti scorretti o malsani. In essa l’eroe parte da uno stato di insoddisfazione iniziale, incontra un personaggio che lo conduce su una strada negativa che lo porta verso l’autodistruzione e la morte. → Inscena i moti distruttivi delle proprie frustrazioni, insuccessi, limiti, pensando che sia un modo per migliorarsi.

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