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Professione Personal Branding Manager: consigli

La prima fase della campagna è finita, gli obbiettivi stabiliti sono stati raggiunti ed è ora di passare alla fase successiva.

I due soggetti di questa storia sono entrambi contenti: il cliente ha visto i primi risultati del lavoro fatto sul suo Brand e, da questo punto di vista, anche il professionista ha mantenuto fede a quella che è la sua immagine: raggiungendo la soddisfazione del cliente, dopo aver realizzato gli obbiettivi della prima fase ha migliorato la fiducia del cliente nei suoi confronti e ulteriormente valorizzato il proprio Brand personale.

Ricominciano le riunioni per mettere a punto la fase due della campagna e, eventualmente, proporre dei correttivi sulla base di quanto emerso durante la prima fase.

Essere arrivato a questo punto è il frutto del tanto lavoro svolto, con questo cliente ma, soprattutto, con i clienti precedenti.

Abbiamo detto abbastanza volte quanto è importante l’esperienza?

Il personal branding manager deve sempre essere contento di essere scelto da un cliente, in questo lavoro non c’è nulla di scontato, la concorrenza è tanta, tantissima. Essere scelti significa che tutto il lavoro svolto sulla propria immagine, sul proprio Personal Branding, è stato fatto bene.

Raggiunta la visibilità, bisogna poi essere sempre all’altezza. Tutte le nuove proposte vanno analizzate con attenzione ed onestà, i clienti arrivano perché il professionista gode di una buona immagine, ha un brand vincente. Questa, però, non è una buona ragione per montarsi la testa, il brand del professionista sarà vincente finché il rapporto di lavoro renderà vincenti il brand dei clienti: il rapporto tra il professionista ed il cliente, ed i rispettivi brand, è una storia d’amore che, se culminerà in un matrimonio, deve essere sentito come un’unione indissolubile, dove, inevitabilmente, ci saranno alti e bassi, momenti di esaltazione e incomprensioni ma che, con esperienza e professionalità, saranno sempre superati.

Il rapporto con il cliente deve essere costruito in modo che nasca una grande fiducia e che lui si sente tranquillo nell’affidarsi completamente, nel mettere in mano al professionista il suo nome, il suo lavoro: il suo Brand.

Certo, nessuno è perfetto e l’errore è sempre dietro l’angolo

A volte le cose non vanno bene e allora sarà necessario affrontare i problemi ed con serenità, con l’idea che ogni cosa rappresenta un’opportunità per crescere e migliorare. Come dicevamo, alla base di questo lavoro c’è l’esperienza, un requisito fondamentale.

La pianificazione è importante, quando si parte con un progetto è necessario stabilire un percorso, un piano. All’interno di questo piano vanno evidenziate le aree critiche e decise le priorità. Inconvenienti ed imprevisti non devono influire sulla scala delle priorità prestabilite: diversamente, c’è il concreto pericolo di disperdere energie inseguendo le piccole cose e perdendo di vista il quadro generale.

Essere vincenti da soli è difficile, spesso impossibile. Occorre avere una squadra che lavori sul proprio brand, sulla propria immagine e deve essere una squadra innamorata del progetto, dedita al suo successo.

Il team lavorerà meglio e con più profitto se crederà nel progetto e se avrà piena fiducia nel professionista. I suoi membri devono sentirsi protetti ed al sicuro per immedesimarsi nel brand e, se si realizzeranno queste condizioni, si avrà un team completamente dedito al successo del brand di cui si sentirà parte.

Acquisito un cliente, soprattutto se è un cliente corretto, regolare nei pagamenti e con cui è facile avere un buon rapporto, può essere una buona idea vezzeggiarlo, magari ricordandosi di recapitargli un piccolo presente in occasione di qualche speciale ricorrenza. È solo una piccola attenzione che, però, rafforzerà il legame tra personal branding manager e cliente.

Un buon lavoro garantirà al professionista di continuare a lungo la collaborazione con il cliente. Un buon lavoro e buoni risultati daranno al cliente la consapevolezza di avere scelto il migliore tra i professionisti disponibili sul mercato.

Anche questo è Branding.

MINI GUIDA AL PERSONAL BRANDING

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Salvare un Brand con il piano B
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