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Il Web: Esserci o non esserci?

Vizi e virtù del nostro Personal Branding online – Intervista a Mirko Saini
Di Anna Fata

 

Oggi se non sei nel Web non esisti.
Un’affermazione piuttosto radicale, ma per certi versi, se osserviamo la nostra quotidianità, nella vita privata, così come in quella professionale, quando abbiamo una necessità, un dubbio, quando vogliamo contattare un amico, il proprio partner, cercare un ottimo ristorante, gli pneumatici nuovi al miglior prezzo per la nostra auto, ci immergiamo nel Web, nei Social Media. Molti di noi restano connessi 24 ore su 24.

Questo ha contribuito a modificare radicalmente la nostra esistenza, la vita privata, quella pubblica, il tempo libero, così come il modo di lavorare, vendere, fare affari.

Essere nel Web è fondamentale, ma in che modo? Siamo sicuri che i modi in cui ci occupiamo del nostro Personal Branding, del brand aziendale siano quelli ottimali rispetto ai nostri obiettivi? Siamo sicuri di avere ben chiari questi obiettivi? Quali strumenti, strategie potrebbero aiutarci ad ottimizzare la nostra presenza e le azioni che effettuiamo in tali contesti?

Ne parliamo con Mirko Saini, Linkedin Trainer , SMEs Digital Strategist, Web Marketing Consultant .

 

mirko saini

 

D: Come fare a raggiungere e fare toccare con mano la necessità e i benefici che un’azienda, poco o per nulla presente nel Web e nei Social Media, può acquisire dal Content Marketing e dal Social Media Marketing?

R: Buongiorno Anna. Innanzitutto ti ringrazio di avermi ospitato sul tuo blog con questa intervista. Venendo alla tua domanda ti posso rispondere in questo modo. Premetto questo: ho imparato negli anni che cercare di spiegare ad un’azienda che curando la propria presenza online ne avrebbe solo da guadagnare è un po’ come dire ad un fumatore che deve smettere di fumare per salvaguardare la propria salute. Se non è il primo a volerlo difficile che lo faccia per quel che gli altri gli possono dire o dimostrare. Detto ciò io cerco sempre di ribaltare il discorso e far vedere quali comportamenti ognuno di noi (e quindi anche dell’imprenditore di turno) mette in atto nel momento in cui si trova dall’altra parte della barricata, quella che ci vede nei panni del consumatore o cliente.

Spesso basta far notare questo. Basta far vedere all’imprenditore come lui stesso nel momento di scegliere un fornitore si informa prima sul web o di come ogni volta cerca una soluzione non faccia altro che cercarla inserendo in Google quelle paroline magiche che altro non sono che le keyword che portano a contenuti utili per lui. Il suo cliente di certo non si comporterà tanto diversamente prima di scegliere un fornitore per un servizio simile a quello che vende o quando è in cerca di una soluzione che la sua azienda sarebbe in grado di soddisfare se solo fosse capace di farsi trovare al momento giusto e nel modo giusto.

 

D: Il tessuto imprenditoriale italiano è costituito per lo più da aziende medie e medio piccole, spesso a conduzione familiare: quali budget minimi, a tuo avviso, dovrebbe stanziare un’azienda per una campagna efficace di marketing nel Web?

R: Qui non mi è assolutamente possibile darti una risposta secca. Mi trincero dietro ad un “dipende“. Dipende dal mercato, dal prodotto, da quanta concorrenza c’è, da quando margine ha. Dagli obiettivi. Insomma, difficile dare una cifra. Rischierei di dire un’inesattezza.

 

D: Come sfruttare come valore aggiunto le piccole dimensioni, la conduzione familiare, in funzione del Personal Branding di coloro che lavorano in azienda?

R. Come ben tu sai Anna io lavoro moltissimo con LinkedIn e questo social network è improntato sulla comunicazione tra persone piuttosto che tra brand e persone. Almeno io vedo i migliori risultati se pensato in quest’ottica. Quindi il mio modo di pensare la comunicazione è fortemente influenzato da quest’approccio. Per una piccola/media azienda a conduzione personale vi sono quindi dei vantaggi in quanto è assolutamente più semplice creare e rinsaldare il binomio brand/persona nella mente del pubblico di riferimento. B2B o B2C che sia. Non c’è differenza. Inoltre è molto più semplice analizzare ed intervenire o fare correzioni nel processo comunicativo in quanto è breve la distanza tra chi opera con il mercato e chi prende le decisioni. Di contro comprendo che è un pochino più complicato a livello organizzativo visto che in questo tipo di aziende spesso chi è all’apice della catena di comando ha in se molti ruoli operativi e decisionali con la conseguente mancanza di tempo per far tutto.

 

D: In Italia esiste ancora un forte Digital Divide tecnologico, di accesso a internet e al Web, ma esiste anche un’arretratezza socioculturale, una forma mentis chiusa, a tratti retrograda, ancorata a vecchi modi di creare awareness, promozione, vendita. Secondo te, come i professionisti del Web potrebbero porsi per contribuire a superare questa arretratezza individuale, sociale, aziendale, economica?

R: Il problema a mio avviso sta nel tipo di struttura che l’azienda media italiana ha. Lo abbiamo visto prima. Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto da aziende con si catena di comando corta ma che si porta con sé un’organizzazione non perfetta e una incapacità congenita a demandare certe decisioni o progetti e quindi fidarsi di terze parti. Di contro noi professionisti (faccio di ogni erba un fascio sapendo del rischio che corro) non sempre abbiamo agevolato la costruzione della fiducia nella categoria. Cosa fare quindi? Aver pazienza e continuare ad investire per far cultura.

 

D: Quali percorsi formativi consiglieresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere la tua professione?

R: Immagino che tu ti riferisca al mio ruolo di formatore LinkedIn. Prima cosa gli suggerirei di imparare da chi è già sul mercato da un po’ più tempo di lui. E poi evitare di fare il passo più lungo della gamba prendendo incarichi che la sua esperienza non gli permetta di portare avanti con la piena soddisfazione del cliente. Con Linkedin, come per tutti gli ambiti che richiedono competenze verticali, è un attimo scottarsi.

 

D: Se un’azienda decidesse di affidarsi ad un Content Editor, un Social Media Manager, un Seo Expert, come potrebbe valutare la reale professionalità di tali persone?

R: In due modi. Leggendo ciò che scrive per valutare se ne sa. Ascoltando chi ha già lavorato con lui, le referenze tanto per capirci.

 

D: Una domanda più personale, per concludere: tu come sei approdato a questa professione, cosa volevi fare “da grande”?

R: E’ stata una naturale evoluzione del mio modo di studiare ed utilizzare il web e quindi LinkedIn. All’inizio non mi ero posto di divenire formatore LinkedIn e mai avrei pensato che un giorno questo mio ruolo mi occupasse la quasi totalità del mio tempo lavorativo. Ho cominciato a studiarlo e ad utilizzarlo perché convinto fosse perfetto per promuovere me stesso. Ho quindi cominciato a scriverne e successivamente sempre più aziende hanno cominciato a chiedermi di insegnare a loro come poterlo utilizzare per il proprio business. Niente più, niente meno. Io sono il classico esempio che lavorare sui contenuti è la strada vincente.

 

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