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call to action
Web Marketing

Come scrivere una call to action perfetta

Indurre all’azione in modo coinvolgente, entusiasmante (e proficuo)
di Anna Fata

Siamo ormai bombardati da ogni parte da inviti ad iscriverci a newsletter, scaricare e-book, consentire l’uso di cookie, e, naturalmente, ad acquistare ogni sorta di prodotti e servizi.

Creare una call to action diviene oggi più che mai un’impresa ardua. Essa deve fare leva su creatività, innovazione, unicità, emozione, coinvolgimento, partecipazione, protagonismo del cliente, ovviamente. L’esperienza di acquisto deve poter essere un accompagnamento globale che abbraccia tutti i sensi, che attraversa il mondo online e offline, in modo che si intersechino, si abbracciano, si completino a vicenda. Il potenziale consumatore si deve sentire al centro, un protagonista attivo della sua vita, del suo lavoro, quale è nella sua quotidianità.

L’esperienza deve poter essere al limite tra il reale e il surreale, deve poter comprendere elementi realistici, concreti, tangibili, con altri evocativi, fantasmatici, capaci di creare una parentesi di evasione anche nella piccola quotidianità. Da qui l’importanza di un buon storytelling, in ogni fase del processo d’acquisto, ivi compresa la call to action.

Alcuni suggerimenti che possono rivelarsi utili per un’ottima call to action:

mettere al centro il cliente, mai il servizio/prodotto: tutti vogliamo e cerchiamo il nostro protagonismo, oggi più che mai;
avvalersi di immagini e tutto ciò che può suscitare la sensorialità e un’esperienza in grado di toccare tutti i sensi;
offrire gratificazioni immediate: abbiamo sempre la sensazione che ‘manchi’ il tempo, siamo impazienti, vogliamo tutto e subito. Se un sito non si carica velocemente, se l’adesione alla call to action implica troppi passaggi o creare errori, il rischio di fuga è molto alto;
fare leva sulle emozioni: mai come oggi le emozioni sono forti, pervasive, marcate. Tutti viviamo e cerchiamo emozioni, ci fanno sentire vivi. Anche un’esperienza di acquisto deve essere emozionante, che si tratti di un banale oggetto di uso quotidiano, o, ancor di più, di un bene costoso e durevole;
targetizzare: oggi le offerte commerciali sono sempre più diffuse, il mercato è sempre più colmo, al limite della saturazione, per questo occorre individuare bene il target di riferimento, la nicchia specifica a cui rivolgersi;
sollevare un problema: fare percepire che c’è un problema da risolvere nella vita o nel lavoro di chi legge a cui magari non aveva posto attenzione, e le relative conseguenze a breve e lungo termine;
fare leva sul senso di appartenenza: le persone amano sentirsi parte di una comunità più ampia, in ogni contesto. Oggi più che mai le collettività di appartenenza sono numerose, trasversali, al punto che la medesima persona può fare parte di più contesti, magari anche contraddittori tra loro. Può essere utile sottolineare che già un ampio numero di persone ha aderito ad una certa offerta;
avvalersi di testimonial e influencer: le persone hanno bisogno di identificarsi, di sentire che hanno a che fare con propri simili, che vivono le loro stesse esperienze, di cui si possono fidare. Mai come oggi c’è bisogno di umanità, vicinanza, calore, fiducia reciproca e proprio chi non cerca di vendere a tutti i costi ma che si limita semplicemente a portare la propria esperienza diviene degno di fiducia;
focalizzarsi su ciò che è unico: ogni prodotto o servizio deve potersi distinguere dagli altri, deve poter recare un valore aggiunto in grado di fare la differenza e soddisfare dei bisogni specifici di un ben preciso target. La genericità non attrae e non paga;
focalizzarsi sui benefici dell’adesione: fare percepire i benefici che derivano dall’adesione alla call to action è in grado di motivare ampiamente lo sforzo di intraprendere l’azione;
porre l’attenzione sul risparmio: le persone sono tendenzialmente pigre, è un retaggio atavico finalizzato alla sopravvivenza che persiste ancora oggi. Sottolineare ogni forma di risparmio che l’adesione alla call to action può essere motivante;
fare leva sulla paura: è un tema oltremodo discusso. Funziona solo se si offrono delle soluzioni ben precise su cosa fare per evitare la minaccia delineata. In caso contrario le persone tendono a pensare che a loro tale evenienza non accadrà;
creare un lieto fine: il ruolo dello storytelling è creare storie che siano credibili, motivanti, costruttive, edificanti, ma soprattutto a lieto fine. Fare leva su questo aspetto può aiutare a creare ottime call to action;
avvalersi della componente ludica: fin da bambini il gioco ha un ruolo fondamentale nella nostra esistenza. Il gioco persiste anche da adulti, sebbene in forme, modi, tempi differenti. Rendere la call to action un gioco, attivo, coinvolgente, entusiasmante, creativo, capace di incuriosire, creare suspense può rendere le call to action dei piacevolissimi momenti;
invitare alla prova: nulla come la gratuità, purché finalizzata in modo specifico ad un obiettivo e ben targetizzata, riesce a creare un senso di ‘obbligo’ e di restituzione nelle persone. Le persone in tal modo si sentono di dover restituire un favore in modo subconscio aderendo alla call to action;
creare extra bonus a posteriori: per fidelizzare o spingere ad aderire ad ulteriori offerte possono essere utili degli xtra bonus, anche essi ben targetizzati e congruenti.

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Per approfondire il tema in generale, Greg Secrist offre numerosi strumenti utili per creare call to action vincenti.

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