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Personal BrandingPsycho Identity

Come coltivare il proprio Personal Branding senza eccessi

Curare la  propria immagine evitando inutili e dolorosi confronti
di Anna Fata

 

L’incontro e il confronto col prossimo può essere un’occasione stimolante per migliorare se stessi, crescere, evolvere, sul piano umano e professionale. Il web ha facilitato questo processo e in alcuni casi l’ha portato all’estremo. Osserviamo senza farci notare, effettuiamo confronti, noi stessi possiamo guardare e riguardare noi stessi, attraverso le foto che pubblichiamo, gli scritti, i video. Possiamo persino arrivare a quantificare quanto siamo importanti, citati, stimati e se siamo diventato degli “influencer” almeno nel nostro campo professionale e non.

Talvolta, però, questa tendenza diventa non solo morbosa, ma spesso finisce con l’essere effettuata proprio in momenti in cui siamo emotivamente più fragili, cosa che ci può arrecare grande dolore.

I social network rappresentano il contesto dove l’osservazione, spesso silenziosa, degli altri raggiunge il suo culmine. Possiamo accedere virtualmente alla vita degli altri come bambini piccoli che spiano dal buco di una serratura.

Se questo può risultare per certi versi affascinante, emozionante, al limite talvolta del trasgressivo, d’altro canto può non essere privo di conseguenze per l’osservatore.

La maggior parte di noi mette in luce pubblicamente la parte più luminosa, gradevole, gioiosa, serena e il quadro esistenziale che ne deriva può essere suscettibile di generare ammirazione, talvolta gelosia, invidia, e per le persone più insoddisfatte tristezza, rammarico, autosvalutazione, depressione.

C’è un limite preciso tra la cura del proprio Personal Branding e la tendenza maniacale a controllare la nostra immagine e confrontarla con i nostri potenziali competitor.

Qualche piccola indicazione di massima per fruire al meglio di tali occasioni, senza farsi del male, può essere:

  • trascorrere su internet il tempo necessario, senza eccedere;
  • se si è consapevoli della vista di quali persone ci fa stare male, fare in modo che i loro aggiornamenti di stato non appaiano sulla nostra bacheca, o, al limite, se non ci sono motivi validi per restare connessi, rimuovere il contatto;
  • togliere il contatto con i propri ex partner, o se necessario anche ex capi o colleghi, per evitare di controllarli;
  • non andare sui social network quando si è di cattivo umore, tristi, annoiati, arrabbiati. Nel caso, contattare gli amici con altri strumenti;
  • ricordarsi sempre che ciò che appare, ciò che viene pubblicato è solo una parte della vita, non considerarla la totalità, né per sé, né per gli altri;
  • cercare nella propria vita ciò che fa stare bene, di cui essere grati e rispettosi;
  • coltivare il proprio sé reale, non quello ideale, apprezzandosi per ciò che si è, senza ambire a diventare ciò che vorremmo, ma che non è nelle nostre facoltà, o ciò che gli altri vorrebbero che fossimo;
  • coltivare la propria unicità, originalità, evitando di uniformarsi a mode e modelli;
  • non assecondare invidie, gelosie, imparare a perdonare e accettare se stessi e gli altri per ciò che sono.

Per approfondire l’argomento magari ti può interessare il libro: “#Mywebidentity – Aspetti psicosociologici dell’identità online” – Edizioni Psiconline

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